Ogni inverno, puntuale come la pubblicità dei panettoni, torna anche lui: il genio della tastiera che, armato di saggezza meteo da bar, scrive “E allora il riscaldamento globale dov’è?” sotto la foto di una macchina coperta di neve. Un vero mistero dell’evoluzione: come si possa vivere nel 2026, con i dati climatici a portata di smartphone, e ancora confondere una nevicata con la fine del riscaldamento globale.
Il punto è sempre lo stesso: scambiare il tempo meteorologico con il clima. Il primo è l’umore giornaliero dell’atmosfera — le sue bizze, le sue improvvise escursioni di temperatura, le sue crisi di nervi da fronte artico. Il secondo è il carattere profondo, la media di anni e decenni. Eppure, a qualcuno basta una settimana di freddo per decretare che la scienza si è sbagliata.
Negli ultimi decenni, diversi giornali — in vena di titoli facili — hanno cavalcato la stessa ingenuità. “Gelo record, addio riscaldamento globale!”, “Sta tornando l’era glaciale”, “Nevica a febbraio, catastrofe climatica smentita!”. Poi, passata la perturbazione, nessuno si ricorda più che lo stesso inverno aveva registrato temperature medie sopra la norma, ghiacciai sempre più arretrati e un Mediterraneo che trattiene calore come una pentola a pressione. Ma fa niente: la neve cade, e il pensiero critico scivola.
La realtà, però, è un’altra. Le ondate di freddo non smentiscono affatto il riscaldamento globale. Anzi, ne sono spesso una conseguenza indiretta. Le variazioni nella corrente a getto polare, alimentate proprio dagli squilibri termici globali, permettono ad aria gelida di irrompere a sud più facilmente. In altre parole: il clima impazzisce, ma non nel modo in cui crede chi commenta su Facebook con la foto del termometro a -5°.
Intanto, i dati continuano a dirci che le temperature medie globali crescono, che i ghiacciai alpini perdono massa ogni anno, che il mare sale, e che gli eventi estremi (sia di caldo sia di freddo) si moltiplicano. Ma queste non sono notizie spettacolari quanto “Neve a febbraio: che sorpresa!”, vero?
Forse, allora, la domanda andrebbe riscritta: che fine ha fatto il buon senso? Il riscaldamento globale è qui, lo viviamo ogni giorno — anche quando infiliamo la pala nella neve. E la prossima volta che qualcuno, con aria da esperto di climatologia istantanea, chiede “che fine ha fatto”, provate a rispondere con un sorriso ironico: È esattamente sotto i nostri piedi, caro mio, mentre la neve si scioglie sempre prima.
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