Oggi è venuto a mancare il professor Antonino Zichichi. Pur essendo un autorevole scienziato, inspiegabilmente, negli ultimi anni della sua carriera si era rivelato un accanito negazionista della teoria darwiniana dell'evoluzionismo, oltre che delle schiaccianti evidenze scientifiche che attribuiscono agli esseri umani la responsabilità del riscaldamento globale.
Per quest'ultimo motivo, da tempo, dedico sempre qualche minuto alla sua figura, durante le mie umili lezioni, un po' come faccio con quella del fisico Carlo Rubbia, un altro inspiegabile negazionista del global warming (o presunto tale, in quanto spesso tirato in ballo da certo giornalettismo per via di un suo noto - oltre che imbarazzante - discorso in parlamento di qualche anno fa).
Tra l'altro, Rubbia, rispetto a Zichichi, vanta pure l'aggravante di essere stato insignito di un premio Nobel per la fisica, il che dimostra un modo plastico come nella scienza non esista alcun principio di autorevolezza, ma valga solo quel che si è in grado di dimostrare (e sia ben chiaro che, quando si parla di climatologia, Rubbia e Zichichi non hanno mai dimostrato assolutamente NULLA in tutta la loro carriera, lo dico senza mezzi termini nonostante al loro cospetto il mio curriculum sia pulviscolo).
Colgo dunque l'occasione per esprimere in punta di piedi una riflessione personale non richiesta: reputo sia particolarmente grave quando un autorevole divulgatore, specie se mosso dal desiderio di alimentare il proprio smisurato ego, concede libero sfogo al proprio spirito di contraddizione senza preoccuparsi di quanti danni provochi insinuare il dubbio nelle menti dei "Dunning-Kruger" facendo leva sul prestigio del proprio nome e non su di un serio e corposo lavoro di ricerca, magari pubblicato su qualche rivista di prestigio internazionale dopo essere stato revisionato tra pari.
Per tutte queste ragioni, ammetto apertamente che non sentirò mai la mancanza del prof. Zichichi, che tanti danni ha fatto e tanti ne farà a tutti coloro che come me sono impegnati in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Tuttavia, oggi, non posso che rendergli l'onore delle armi in nome di un rispettoso sentimento di carità cristiana, ovvero di quella stessa religione che per tanti anni Zichichi ha chiamato in causa così a sproposito per negare l'innegabile e giustificare l'ingiustificabile. RIP.
Per quest'ultimo motivo, da tempo, dedico sempre qualche minuto alla sua figura, durante le mie umili lezioni, un po' come faccio con quella del fisico Carlo Rubbia, un altro inspiegabile negazionista del global warming (o presunto tale, in quanto spesso tirato in ballo da certo giornalettismo per via di un suo noto - oltre che imbarazzante - discorso in parlamento di qualche anno fa).
Tra l'altro, Rubbia, rispetto a Zichichi, vanta pure l'aggravante di essere stato insignito di un premio Nobel per la fisica, il che dimostra un modo plastico come nella scienza non esista alcun principio di autorevolezza, ma valga solo quel che si è in grado di dimostrare (e sia ben chiaro che, quando si parla di climatologia, Rubbia e Zichichi non hanno mai dimostrato assolutamente NULLA in tutta la loro carriera, lo dico senza mezzi termini nonostante al loro cospetto il mio curriculum sia pulviscolo).
Colgo dunque l'occasione per esprimere in punta di piedi una riflessione personale non richiesta: reputo sia particolarmente grave quando un autorevole divulgatore, specie se mosso dal desiderio di alimentare il proprio smisurato ego, concede libero sfogo al proprio spirito di contraddizione senza preoccuparsi di quanti danni provochi insinuare il dubbio nelle menti dei "Dunning-Kruger" facendo leva sul prestigio del proprio nome e non su di un serio e corposo lavoro di ricerca, magari pubblicato su qualche rivista di prestigio internazionale dopo essere stato revisionato tra pari.
Per tutte queste ragioni, ammetto apertamente che non sentirò mai la mancanza del prof. Zichichi, che tanti danni ha fatto e tanti ne farà a tutti coloro che come me sono impegnati in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Tuttavia, oggi, non posso che rendergli l'onore delle armi in nome di un rispettoso sentimento di carità cristiana, ovvero di quella stessa religione che per tanti anni Zichichi ha chiamato in causa così a sproposito per negare l'innegabile e giustificare l'ingiustificabile. RIP.

ovviamente sempre nulla di trascendentale