Autore Topic: Incontro cambiamento climatico e viticoltura.  (Letto 359 volte)

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Offline yakopuz

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Offline Tiz

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Re:Incontro cambiamento climatico e viticoltura.
« Risposta #1 il: Mar 12 Marzo, 2019, 19:52:19 »
Molto interessante. Credo che ci andrò!

Offline Giacomo da Centa

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Re:Incontro cambiamento climatico e viticoltura.
« Risposta #2 il: Mar 12 Marzo, 2019, 21:27:46 »
Grazie Giacomo, bel tema, alle 18 potrei andarci! Ciao!
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Offline yakopuz

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Re:Incontro cambiamento climatico e viticoltura.
« Risposta #3 il: Mer 13 Marzo, 2019, 08:13:01 »
È un progetto di ricerca curato dai miei colleghi. Molto interessante. Io non credo riuscirò ad andarci ma già lo conosco
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Re:Incontro cambiamento climatico e viticoltura.
« Risposta #4 il: Ven 22 Marzo, 2019, 19:22:12 »
È un progetto di ricerca curato dai miei colleghi. Molto interessante. Io non credo riuscirò ad andarci ma già lo conosco

Bel incontro ieri.
Hanno mostrato dei dati interessanti che non conoscevo. Ad esempio che la vite in AA è estesa dai 200 ai 1200 m (peraltro i due lotti estremi si trovano ad appena 7 km uno dall'altro in zona Salorno) ma a parte questo, si è parlato molto di proiezioni climatiche.
La Schiava in fondovalle andrà rapidamente sostituita perché patisce troppo il caldo, Cabernet e Merlot entreranno nel loro clima giusto. Si sceglieranno varietà più tardive in valle, più precoci in quota: l'anticipo sulla raccolta rispetto a 30 anni fa è già di 2 settimane e mezzo, di 1-2 settimane per i germogli con maggiori rischi di gelate specie in quota. Poi si è parlato di tanto altro e del nuovo mostruoso clima che vivremo fra qualche decennio.
Gli esperti agricoltori qui confermano?
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Offline El Bonve

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Re:Incontro cambiamento climatico e viticoltura.
« Risposta #5 il: Sab 23 Marzo, 2019, 09:30:21 »
È un progetto di ricerca curato dai miei colleghi. Molto interessante. Io non credo riuscirò ad andarci ma già lo conosco

Bel incontro ieri.
Hanno mostrato dei dati interessanti che non conoscevo. Ad esempio che la vite in AA è estesa dai 200 ai 1200 m (peraltro i due lotti estremi si trovano ad appena 7 km uno dall'altro in zona Salorno) ma a parte questo, si è parlato molto di proiezioni climatiche.
La Schiava in fondovalle andrà rapidamente sostituita perché patisce troppo il caldo, Cabernet e Merlot entreranno nel loro clima giusto. Si sceglieranno varietà più tardive in valle, più precoci in quota: l'anticipo sulla raccolta rispetto a 30 anni fa è già di 2 settimane e mezzo, di 1-2 settimane per i germogli con maggiori rischi di gelate specie in quota. Poi si è parlato di tanto altro e del nuovo mostruoso clima che vivremo fra qualche decennio.
Gli esperti agricoltori qui confermano?

Ciao,
Mi spiace non esser arrivato all'incontro, mi sarebbe piaciuto.
Comunque sì, si può confermare ciò che riporti, in linea generale.
Uno degli appezzamenti a 1000-1200m dovrebbe esser dell'azienda Tiefenbrunner, con il suo müller thurgau sopra Magrè. E si sente la quota, nel bicchiere!

Vabbè, a parte questo, non so cosa sia stato riportato nel dettaglio, nel dubbio mi sento di aggiungere alcune cose:

Le quote ottimali per tutte le varietà vanno alzandosi, specialmente per le basi spumante (chardonnay, pinot nero le principali da noi) delle quali è normale piantare a 700-800m, quote fino a una ventina di anni fa quasi fuori portata. Di questo passo non passa molto tempo prima di raggiungere le piste da sci  :D. Questo perché la maturazione delle uve si ha con un precario equilibrio tra acidità (tartarica, malica le maggiori), concentrazione zuccherina (e quindi grado alcolico potenziale), sviluppo degli aromi e maturazione polifenolica. Determinare il momento della raccolta consiste nel trovare un compromesso quanto più possibile apprezzabile di queste componenti, e qui si arriva al dunque: con le temperature mediamente più alte (ma soprattutto, con ridotta escursione tra il giorno e la notte che velocizza il metabolismo cellulare) va a sfasarsi il loro andamento, con un crollo più rapido dell'acidità, maggior grado zuccherino, e ti ritrovi con questi due parametri già pronti o addirittura oltre ma con maturità fenolica non ancora pronta (tannini astringenti, scarso colore ne caso di uve rosse).

Le soluzioni quindi sono principalmente due: o si sale in quota o si cambia varietà, scegliendo le più tardive in modo che il loro momento di raccolta ricada più tardi, in un periodo dalle temperature più "umane" (anzi, vegetali).

Si può intervenire anche nelle operazioni in campo, dalla scelta del sistema di allevamento (pergola, guyot) e del portinnesto (le viti odierne sono sovrainnestate di radici di viti americane e relativi ibridi), potatura, e poi su sfogliatura, cimatura ecc ma qui si entra in un ginepraio perché tutto dipende dalla zona, dal relativo clima e terreno, varietà.

Ah, c'è un altro problema non di poco conto.

Con il riscaldamento il lasso di tempo a disposizione per la raccolta si restringe. Fino a qualche anno fa i momenti di raccolta delle diverse varietà, dalle più precoci alle più tardive, erano abbastanza distaziati, nell'ordine di una-due settimane o più. Adesso, madò, da pazzi. Magari si inizia con chardonnay e il giorno dopo ti tocca vendemmiare il pinot nero, e a ruota teroldego e lagrein.
Già in cantina nel periodo clou si fa fatica a starci dietro, non esistono sabati e domeniche, ma così è da uscire di testa!
Modelli stamattina da depressione cosmica leopardiana.
Reading è da suicidio mentre GFS mostra la prima mappa decente (non precipitativa) a 360h.
Non dico altro.
Va bene GW, va bene sfigati, va bene comparto europeo, va bene la Cina, l'India, l'Africa e il Porco bip bip però cazzo dai.......................

(cit. , 1/12/2015)

Offline ross

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Re:Incontro cambiamento climatico e viticoltura.
« Risposta #6 il: Sab 23 Marzo, 2019, 13:43:59 »
È un progetto di ricerca curato dai miei colleghi. Molto interessante. Io non credo riuscirò ad andarci ma già lo conosco

Bel incontro ieri.
Hanno mostrato dei dati interessanti che non conoscevo. Ad esempio che la vite in AA è estesa dai 200 ai 1200 m (peraltro i due lotti estremi si trovano ad appena 7 km uno dall'altro in zona Salorno) ma a parte questo, si è parlato molto di proiezioni climatiche.
La Schiava in fondovalle andrà rapidamente sostituita perché patisce troppo il caldo, Cabernet e Merlot entreranno nel loro clima giusto. Si sceglieranno varietà più tardive in valle, più precoci in quota: l'anticipo sulla raccolta rispetto a 30 anni fa è già di 2 settimane e mezzo, di 1-2 settimane per i germogli con maggiori rischi di gelate specie in quota. Poi si è parlato di tanto altro e del nuovo mostruoso clima che vivremo fra qualche decennio.
Gli esperti agricoltori qui confermano?

Ciao,
Mi spiace non esser arrivato all'incontro, mi sarebbe piaciuto.
Comunque sì, si può confermare ciò che riporti, in linea generale.
Uno degli appezzamenti a 1000-1200m dovrebbe esser dell'azienda Tiefenbrunner, con il suo müller thurgau sopra Magrè. E si sente la quota, nel bicchiere!

Vabbè, a parte questo, non so cosa sia stato riportato nel dettaglio, nel dubbio mi sento di aggiungere alcune cose:

Le quote ottimali per tutte le varietà vanno alzandosi, specialmente per le basi spumante (chardonnay, pinot nero le principali da noi) delle quali è normale piantare a 700-800m, quote fino a una ventina di anni fa quasi fuori portata. Di questo passo non passa molto tempo prima di raggiungere le piste da sci  :D. Questo perché la maturazione delle uve si ha con un precario equilibrio tra acidità (tartarica, malica le maggiori), concentrazione zuccherina (e quindi grado alcolico potenziale), sviluppo degli aromi e maturazione polifenolica. Determinare il momento della raccolta consiste nel trovare un compromesso quanto più possibile apprezzabile di queste componenti, e qui si arriva al dunque: con le temperature mediamente più alte (ma soprattutto, con ridotta escursione tra il giorno e la notte che velocizza il metabolismo cellulare) va a sfasarsi il loro andamento, con un crollo più rapido dell'acidità, maggior grado zuccherino, e ti ritrovi con questi due parametri già pronti o addirittura oltre ma con maturità fenolica non ancora pronta (tannini astringenti, scarso colore ne caso di uve rosse).

Le soluzioni quindi sono principalmente due: o si sale in quota o si cambia varietà, scegliendo le più tardive in modo che il loro momento di raccolta ricada più tardi, in un periodo dalle temperature più "umane" (anzi, vegetali).

Si può intervenire anche nelle operazioni in campo, dalla scelta del sistema di allevamento (pergola, guyot) e del portinnesto (le viti odierne sono sovrainnestate di radici di viti americane e relativi ibridi), potatura, e poi su sfogliatura, cimatura ecc ma qui si entra in un ginepraio perché tutto dipende dalla zona, dal relativo clima e terreno, varietà.

Ah, c'è un altro problema non di poco conto.

Con il riscaldamento il lasso di tempo a disposizione per la raccolta si restringe. Fino a qualche anno fa i momenti di raccolta delle diverse varietà, dalle più precoci alle più tardive, erano abbastanza distaziati, nell'ordine di una-due settimane o più. Adesso, madò, da pazzi. Magari si inizia con chardonnay e il giorno dopo ti tocca vendemmiare il pinot nero, e a ruota teroldego e lagrein.
Già in cantina nel periodo clou si fa fatica a starci dietro, non esistono sabati e domeniche, ma così è da uscire di testa!

molto interessante!
  • Roveretano di nascita, veneziano di sangue, scozzese d'adozione, austriaco per amore, trapiantato in Oxfordshire, emigrato in Assia
BAROMETER, n.
An ingenious instrument which indicates what kind of weather we are having. - A. Bierce, The Devil's Dictionary